La nuova Cuba senza frontiere

Il 14 Gennaio scorso Cuba ha visto aprire le frontiere, dopo 50 anni di totale chiusura col mondo.
Con questo provvedimento è stato abolito il permesso a pagamento per uscire da Cuba e sono stati liberalizzati i taxi, i piccoli esercizi commerciali, i ristoranti, l'acquisto di case e l'uso della carta di credito.
Una notizia che ha stravolto l'intero Paese e tutti i suoi cittadini.
Cosa vuol dire tutto questo?
Per i cubani vuol dire libertà, viaggiare, conoscere il mondo.
Certo, i limiti restano, soprattutto per i cittadini qualificati come gli scienziati, gli ingegneri, i militari, i medici a cui è vietato di lasciare il Paese. Inoltre, chi esce ha un vincolo di rientro fino a 2 anni, trascorsi i quali il cittadino perde ogni proprietà e addirittura il passaporto.
Ma l'ondata di cambiamento che questo provvedimento ha causato è ben visibile già da ora, da questi primi mesi: l'Avana, la capitale, è cambiata.
Si è riempita già di turisti americani che hanno invaso letteralmente la città: basti pensare che all'aeroporto arrivano fino a 8 voli ogni giorno solo da Miami.
Ed è proprio a Miami che si trasferirono molti pregiudicati cubani, quando Fidel svuotò le carceri.
E così oggi l'Avana è diventata, d'improvviso, meta di un turismo di massa, che non si è fermato nemmeno davanti alla notizia di casi di colera.
Spuntano negozi di lusso per i visitatori più facoltosi, anche i ristoranti migliorano i loro piatti e la loro cucina, i bar frequentati da Ernest Hemingway sono presi d'assalto, a ogni angolo sono reperibili cartoline e souvenir, fino a poco tempo fa venduti solo nelle hall degli alberghi, le bancarelle sono piene di magliette con Che Guevara, le strade sono attraversate da pullman a 2 piani per i soliti giri turistici e taxi con tariffe stracciate.
Ma se tanti sono i turisti che affollano l'Avana, altrettanto numerosi sono i cubani che vogliono andar via: e così in molti vendono la casa di proprietà (ora con 50/60mila euro si può acquistare un appartamento di 100mq, ma i prezzi potrebbero triplicare nel giro di poco tempo) per trovare fortuna altrove.
La maggior parte dei cubani fugge negli Stati Uniti, dove spesso si trovano già dei parenti, o per lavoro preferiscono la Cina dove è già presente una folta colonia di connazionali, ma il paese orientale risulta essere troppo ostico per via dei diversi ritmi di lavoro, oltre che per le differenze climatiche e di alimentazione.
Ma comunque, i giovani, ovvero quelli che più facilmente riescono ad adattarsi, si ispirano alle mode e ai modi degli americani, con la speranza di allinearsi alla loro società, dopo che per 50 anni Cuba è stato un mondo a parte.

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